Preso dall’antico vizio italico di voler conoscere gli intimi segreti del vicino di casa, ho consultato i dati pubblicati su Internet dalla Agenzia delle Entrate relativi alle dichiarazioni dei redditi 2005. Mi sono limitato a vedere i dati relativi al mio Comune di residenza, Rimini.
Sono un lavoratore dipendente, e nel 2005 ho dichiarato un imponibile di circa 23.033 euro. Grosso modo, si parla di uno stipendio netto di circa 1.300 euro per 13 mensilità. Che sia un buono, discreto o modesto stipendio lo lascio giudicare a chi ha la pazienza di leggermi.
L’elenco di coloro che nel 2005 a Rimini hanno presentato un mod. 730 o mod. UNICO è composto da 59.064 individui. Ho fatto qualche manipolazione con Excel ed ho ottenuto un elenco ordinato in modo decrescente per imponibile; in pratica, l’elenco dei 59.064 contribuenti di Rimini a partire dal più ricco.
Il risultato mi ha sconvolto, e spero che tutti quanti gioirete per me sapendo che sono niente meno che l’8601esimo contribuente riminese.
Un reddito così elevato non poteva passare inosservato, tanto che proprio per il 2005 tempo fa mi e’ arrivato un accertamento fiscale.
Quell’anno non ho detratto interessi passivi per il mutuo (solo nel 2009 riuscirò ad avere una micro-casa di proprieta’), ma solo qualche fattura di un dentista e qualche ricetta medica. I solerti funzionari si saranno chiesti giustamente come fosse stato possibile per un benestante come me non avere una casa di proprietà o partecipazioni azionarie, ed hanno cercato di vederci chiaro. Come biasimarli del resto? Probabilmente scialacquo al vento la mia lauta retribuzione e non mi rendo conto della posizione privilegiata nella quale mi trovo, visto che facendo un rapido calcolo l’imponibile medio del 2005 per i riminesi è stato di 12.010 euro.
Dal punto di vista statistico mi sembra plausibile che tra i 50.463 contribuenti riminesi più poveri di me, come ci saranno dipendenti e pensionati, ci siano albergatori, gestori di stabilimenti balneari, commercianti, artigiani, magari anche qualche medico.
Capisco allora tutta questa battaglia per la privacy dei dati fiscali degli italiani. Deve essere dura per loro lavorare senza un orario fisso, con tante responsabilità, e percepire redditi così bassi. Sarà per questa attidudine alla riservatezza che molti dei SUV che girano per Rimini hanno i vetri oscurati. Ma stiano tranquilli, perchè il mio occhio pietoso non avrà la possibilità di posarsi su di loro. Per fare un esempio, non potrò incontrarli mentre portano il figlio all’asilo pubblico, perchè io, benestante, sono fuori graduatoria.
Il file l’ho cancellato, non è giusto violare la privacy di tanti bravi ma sfortunati contribuenti, magari quegli stessi che si lamentano della carenza di servizi, dei tribunali e degli ospedali che non funzionano, e che si scagliano contro i politici e contro la “casta”.
L’art 53 della Costituzione, documento desueto e ormai fuori moda secondo i piu’, recita: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.” Mi rendo conto che è troppo simile a quel comandamento della “Fattoria degli animali” di Orwell: “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri” .
Qualche giorno fa ho comprato un giubbotto di pelle, sulla cui etichetta è riportato:
“… questo capo è stato realizzato con pelli pregiate, ma ricorda che la tua pelle è la più preziosa: non correre, non drogarti, difendi il tuo amore…”.
Cercherò per quanto possibile di seguire questi preziosi consigli, soprattutto quello inerente la sicurezza stradale, che è ripreso con una sfumatura diversa da un altro oggetto di cui vado orgoglioso: una penna di una ditta di pompe funebri, nera, sulla quale in bianco è riportata la frase
“Se vai piano… ci vedremo più tardi!”.